Emergenza virus: la paura della paura.

"Dal punto di vista umano ogni emergenza rappresenta un’intensa esperienza esistenziale, in cui la fragilità dell’uomo, delle sue opere e dei suoi saperi si confrontano a livello individuale e collettivo con forze obiettive e con fantasmi di morte, ingaggiando spesso impegnative battaglie per la sopravvivenza fisica ed emotiva" (Comi, 2010).

Nell'ambito del colloquio psicologico e psicoterapeutico, al fine di effettuare un intervento efficace, è anzi tutto opportuno verificare qual'è il suo stato di bisogno.

Esiste un parametro di riferimento, che si rifà a dei criteri oggettivi: la piramide di Maslow (Maslow, 1954).

Secondo Maslow infatti un individuo ha dei bisogni funzionali al raggiungimento del proprio benessere e felicità, ciò nonostante, la spinta a ricercare questi elementi non è sempre una ragione sufficiente ad agire. In base all'importanza che rivestono, sono disposti in ordine gerarchico dal basso verso l'alto di una piramide. Alla base si trovano i bisogni legati alla sopravvivenza, si tratta infatti della parte più consistente, andando verso l'altro incontriamo i bisogni di Sicurezza, Appartenenza, Stima, ed infine Autorealizzazione.

Un po' come in un videogioco, non si può passare ad un livello superiore senza aver completamente (o quasi) soddisfatto quello inferiore, ciò significa che se non ho mangiato non potrò occuparmi della mia autorealizzazione.

In momenti come quello attuale, in cui la società si trova a fronteggiare non solo la paura, ma anche il realistico pericolo di un contagio, è facile che si regredisca tornando ad un livello di bisogni inferiore. Com'è normale e comprensibile, più un individuo si percepisce in una condizione di pericolo per sè, per la propria sopravvivenza e quella dei propri cari, meno il controllo delle proprie azioni sarà attribuibile ad una valutazione ponderata, pensata e razionale. Questo accade per diverse ragioni, da un lato la sensazione di perdita del controllo porta ad attivare prevalentemente una emozione chiave: la paura. Quest'ultima sarà poi responsabile dell'attivazione di sistemi automatici di risposta (attacco/fuga/freezing). Dall'altro, proprio perchè accade questo, le parti del cervello più evolute, ovvero quelle della corteccia, perdono il controllo sulla scelta delle azioni da compiere (così come delle loro conseguenze), lasciandolo alle aree del cervello più primitive, il cervello rettiliano.

Questa è una delle ragioni per cui i comportamenti impulsivi messi in atto da molte persone in condizioni di pericolo (reale o percepito che sia) non vanno giudicati e stigmatizzati, bensì compresi ed insieme ad un esperto che si occupa della salute mentale, aiutare chi lo necessita a ridimensionare il pericolo al fine di ritrovare la giusta misura tra realtà, stato dei fatti e tutela e protezione individuale.

Un individuo lasciato a se stesso nella gestione di un pericolo del quale non conosce bene l'identità e l'entità, avrà una maggiore tendenza a manifestare comportamenti di panico potenzialmente pericolosi per sè e per gli altri. E questo vale tanto per chi decide di partire improvvisamente, tanto per chi accusa gli altri di comportamenti negligenti scatenando sul prossimo la rabbia e la frustrazione dovute alla difficoltà di gestire la paura.


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