Come funziona una relazione di dipendenza affettiva? #hobisognodite

Aggiornato il: apr 30

Nella sua interazione con il mondo, un individuo ha diversi bisogni oltre a quelli fisiologici. La necessità dell’altro si configura come un elemento essenziale alla crescita ed allo sviluppo: uscendo fuori da me, dal mio campo esistenziale, io incontro te, un altro individuo, che con la sua singolarità mi restituisce il senso dello stare al mondo.

L’incontro con l’altro, uscire fuori dal mio confine mentale,mi permette di sperimentare qualcosa che in psicoterapia della Gestalt viene definito contatto: stare sul limite dovela mia singolarità e la tua si incontrano, il punto nel quale due individuiriescono a vedersi e toccarsi. E’ questo il momento in cui cresciamo psicologicamente. Mentre siamo ancora piccoli il confine non è ben definito, è attraverso le cure materne che il bambino imparerà a costruire il proprio limite e confine psico-fisico. Interiorizzerà i modelli relazionali del nucleo di appartenenza, ed imparerà a prendersi cura di se stesso esattamente come la madre o chi per lei, si è presa cura di lui.

Inteso in tal senso, esiste un bisogno relazionale, che è il bisogno di uscire fuori dal proprio confine per incontrare l’altro e crescere.

Ho bisogno di te. Si dice spesso quando si è innamorati. Durante le prime fasi c’è spesso la sensazione di non poter vivere senza l’altra persona, che diventa indispensabile in ogni momento.

La sensazione di mancanza, di fame dell’altro, all’inizio del rapporto è considerata relativamente normale, si stima che la fase dell’innamoramento duri fino a 18 mesi, è questo un momento molto delicato, dove si tendono ad esaltare i pregi e minimizzare i difetti dell’altro, si accetta con una certa dose di accondiscendenza e comprensione anche la più assurda stravaganza e può capitare di cedere andando contro i propri interessi. Questa fase è importante perché il legame di coppia, al fine di rinsaldarsi e diventare stabile, ha bisogno che si regredisca quasi ad una posizione infantile e si veda l’altro come portatore di amore e sicurezza, dove ogni carezza cura le ferite di una vita. Se non si entra in questa bolla meravigliosa è difficile passare dall’essere due sconosciuti al diventare due pilastri essenziali alla creazione di un nuovo nucleo familiare.

Il problema nasce quando il bisogno dell’altro diventa totalizzante, ed in generale si mette nelle mani dell’altro la propria aspettativa di vita.

Ma quando amare diventa una dipendenza? Per dirla con le parole di Robin Norwood “Quando essere innamorati significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza, i tradimenti, stiamo amando troppo. Quando siamo offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra, stiamo amando troppo.”, nel 1977 veniva pubblicato Donne che amano troppo, un libro che rispondeva alla necessità di emancipazione femminile di quei tempi, eppure, è ancora attuale.

Oggi questo libro non parlerebbe di “troppo amore” bensì di dipendenza affettiva. Già la Norwood ai tempi forniva un quadro molto chiaro di cosa significava essere dipendenti da un altro essere umano, perché si accorse che “amare troppo” significava non amare affatto, perché ciò che spinge a legarsi all’altro non è un desiderio e sano bisogno di crescita, bensì la paura, della solitudine, di non essere degne d’amore, di venire abbandonate. Ciò comporta la necessità di controllare l’altro, perché l’altro per me non è arricchente, è necessario e senza di lui/lei io muoio.

Quindi cosa succede nella dipendenza affettiva? Succede che il confine di un individuo non è ben chiaro, quel confine che ci serve a delimitare la nostra identità, il confine che ci spinge a scegliere se far entrare qualcuno, è meno definito, più fragile, e si innescano dei meccanismi tali per cui, se ci entra qualcuno che come noi vive uno stato di bisogno relazionale, si creerà una relazione di co-dipendenza all’interno della quale nessuno dei due è in grado di vedere l’altro, perché ne vede solamente la parte che soddisfa il proprio bisogno. E quindi tutte le energie vengono investite nel tentativo paradossale di controllarel’altro, le sue azioni, finanche la sua volontà. Perché se io non posso fare a meno di te, perché da solo non basto, perché da solo ho paura, da solo non esisto e rischio di morire, ho bisogno di assicurarmi che tu non vada via e che rimanga con me.









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